Riflessioni e approfondimenti
Riflessioni
Come si colloca questo progetto nel contesto contemporaneo?

Per rispondere alla domanda come al solito la prenderò un po' alla lontana, la rincorsa risulterà certamente sproporzionata al salto. Certe abitudini sono dure a morire… (un tempo speravo di volare, mi è rimasta la rincorsa lunga)

Premessa 1.

Tizio: “Se dico “teatro” a cosa pensi?”
Sempronio: “A Shakespeare”
Tizio: “E se e dico “circo”?”
Sempronio: “Ad un cammello”
Tizio: “Belli i cammelli!!! una volta al circo ne ho visto uno con tre gobbe!"

Il circo in italia sta soffrendo. Sotto molti punti di vista è una situazione catastrofica. E di certo non saremo noi a risollevarla, quantomeno nell’immediato. Mancano spazi di creazione adeguati, finanziamenti adeguati, figure professionali adeguate. Tutte cose assolutamente importanti, ma forse non indispensabili considerato che il circo si è sviluppato secoli prima dell’avvento dei vari dispositivi come sindacati, ministeri, circuiti regionali, associazioni di categoria e bandi come quello che state leggendo. Ma allora perché il circo soffre? Perché nella maggior parte delle programmazioni teatrali non è presente il circo? Perché i circuiti e i festival devono rivolgersi all’estero per programmare circo in italia? Perché al circo viene destinato in media solo lo 0,8% del FUS? Perché gli artisti italiani devono andare a lavorare all’estero? Perché se ti presenti come circense nel migliore dei casi ti guardano come un animale in via di estinzione?

Premessa 2.

T: “Sabato vado a vedere il Circ du Soleil... sono bravissimi, li conosci?”
S: “Si! Li ho visti in TV… cioè... li ho visti ad un talentshow... anzi no... era una pubblicità”
T: “Io li ho visti al palazzetto dello sport! 70€ spesi bene, anche se il posto era un pò lontano: dopo aver applaudito 10 minuti il trapezista, mio nipote mi ha fatto notare che era un lampadario.

Eppure fino ad una manciata di decenni fa il circo era una faccenda importante. Re, dittatori e capi di stato hanno accolto i direttori dei grandi circhi e i loro artisti che erano vere e proprie celebrità. Le scuole chiudevano per permettere a tutti di andare al circo. Diversi stati, tra i quali quello italiano, hanno tutelato il circo a suon di leggi e decreti. Ancora oggi il Papa riceve una volta l’anno i circensi. Se sua Santità scomoda l’intero Stato Vaticano per onorare questa tradizione è perché abbiamo un passato (abbastanza recente da non essere dimenticato) glorioso e prestigioso. Dell’attenzione dei re, dei dittatori e dei capi di stato ci interessa molto relativamente. Il punto è che il circo era Cultura. Era cultura come adesso lo sono il teatro, la musica, la danza, la letteratura, la storia… 

Premessa 3.

T: E lei invece che lavoro fa?
S: Sono un artista circense
T: …   …    … 
S: di circo contemporaneo... senza animali
T: aaaaaah, bellissimo! ma lo fa per lavoro? e che cosa fa nel circo? voglio dire, è un acrobata, giocoliere, trapezista?
S: Principalmente mi occupo di drammaturgia
T: … … …

Sono molteplici, intricate e complesse le ragioni che hanno trasformato il circo in una sorta di parente sfortunato dello spettacolo dal vivo. Nella migliore delle ipotesi ci vorrà qualche decennio per ridare al circo ciò che si merita (ammesso che si meriti effettivamente qualcosa di più). Se mai vedremo quel giorno saremo troppo vecchi per fare ancora piroette e salti mortali. D'altra parte possiamo consolarci perché siamo la generazione a cui viene concessa la possibilità di emergere e primeggiare in Italia, come quando agli incontri di Judo ti beccavi una bella medaglia di secondo classificato. Su tre partecipanti. Di cui uno ritirato a causa della dissenteria. Il problema non è arrivare ultimi o primi, ma che a partecipare siete solo in tre. Perchè in ogni caso, al di là di ogni tuo risultato ottenuto, se non c’è confronto non sai quanto vali, e alla fine non sai chi sei, perché l’identità è un dono sociale e senza scambio non possiamo costruire un’immagine di noi coerente ed integrata. Questo meccanismo incide profondamente su tutto, incluso sui meccanismi alla base dei processi creativi.

Conclusione

Il progetto si colloca in un panorama talmente arido che la sua azione vista da lontano rasenta l’inutilità. Il suo potenziale è insito nella sua ripetibilità, articolarità e nella possibilità di integrarsi con il sistema culturale internazionale. 

Un’azione concreta per dare nell’immediato un contributo al settore può essere la realizzazione di contesti che, per quanto sporadici e di breve durata, possano rappresentare occasione di scambio di buone pratiche tra artisti internazionali, perché la condivisione dei saperi è una delle condizioni indispensabili alla cultura, incluso quella circense. Ma se continuiamo a ragionare su progetti che si concretizzano solo in termini di “oasi” in cui rifocillarsi, rischiamo di finire come i pellerossa, costretti a vivere nelle riserve. Il progetto ha l’ambizione di andare in due direzioni: una immediata, rivolta ai partecipanti e ai partner del progetto, che consiste nell’affinare strumenti artistici e professionali in un contesto prestigioso come l’Espace Catastrophe. Ed una lungimirante - con obiettivi a lungo termine e rivolta all’intero settore - il cui utopico scopo è di ridare dignità alla cultura circense. A tal fine occorre un’azione di sensibilizzazione rivolta ad artisti ed operatori del settore (noi inclusi, ovviamente) affinchè, anziché trincerarsi dietro i tanti alibi gentilmente offerti dal sistema culturale italiano, si assumano le loro responsabilità nei rispettivi campi di azione.

Autore: Giacomo Costantini  ("El Grito")